Disturbi d’Ansia

I termini “ansia ed angoscia” stanno ad indicare uno stato di sofferenza e di costrizione dell’animo umano.

Il termine angoscia viene solitamente usato come sinonimo di ansia, sebbene si tende a connotare l’angoscia come uno stato di ansia particolarmente accentuato.

L’ansia è un affetto, per quanto sgradevole, che si presenta comunemente in vari momenti e situazioni della vita umana. Può costituire una normale risposta fisiologica di fronte a condizioni obiettivamente difficili o particolari e consente l’attivazione d’iniziative e comportamenti utili all’adattamento o a risolvere una situazione. È quindi una risposta utile dell’organismo alle situazioni stressanti.

È considerata patologica quando disturba il funzionamento psichico, determinando una limitazione della vita o delle capacità di adattamento dell’individuo. 

Va distinta, inoltre dalla paura che è invece una risposta emozionale ad una minaccia che viene riconosciuta tale dall’individuo, quindi, è una reazione funzionale per affrontare un pericolo immediato.

In pratica: se ci troviamo di fronte un cane che ringhia, sicuramente, proveremo un’ansia improvvisa e acuta che attiverà i nostri meccanismi di sopravvivenza, che ci aiuteranno ad uscire dalla situazione facendoci, ad esempio, salire su un albero. Se però, alcune settimane dopo, qualcuno ci nomina il luogo dove l’incontro con il cane è avvenuto e ci prende un attacco di ansia, tanto che ci dobbiamo sdraiare, la nostra risposta è chiaramente non adeguata e l’ansia quindi, patologica.

Avvolte dotata di una sua autonomia, si può presentare senza alcuna correlazione con apparenti cause esterne scatenanti ma con un’intensità tale da provocare un notevole grado di sofferenza che perdura nel tempo e che può portare l’individuo a comportamenti di difesa che limitano la propria esistenza, come comportamenti di evitamento o la messa in atto di rituali.

Potremmo dire, quindi, che l’ansia patologica è un campanello d’allarme che avverte di un pericolo che va individuato.

L’ansia si associa a sentimenti di: incertezza, inquietudine, impotenza, attesa affannosa di un pericolo imminente ed è priva di un oggetto scatenante o meglio, questo, non viene chiaramente individuato dall’individuo. Questi sentimenti poi sono accompagnati da correlati somatici come: iperventilazione, tachicardia, cefalea, innalzamento della pressione, iperfunzionalità gastroenterica, tensione muscolare, irrequietezza, tremori e disorganizzazione comportamentale, che spesso portano l’individuo a ricerche mediche approfondite.

I Disturbi d’Ansia si distinguono in:

L’ansia patologica è un fenomeno che si incontra in svariati altri disturbi non prettamente a base ansiogena, come: le Demenze, la Schizofrenia, la Depressione, il Disturbo Bipolare nella fase anche Maniacale e nei Disturbi di Personalità.

CAUSE E CURA DEI DISTURBI D’ANSIA

I disturbi sopra elencati, storicamente, appartenevano alle cosiddette “Nevrosi“, cioè un insieme di disturbi funzionali della psiche considerati di minore gravità rispetto alle Psicosi,  in cui è conservato il contatto con la realtà e la consapevolezza del proprio stato di malessere.

Per Freud, che elabora una prima classificazione delle nevrosi, la loro origine è da ricercarsi in un conflitto inconscio che può avere origine sia nell’infanzia sia nell’età adulta.

L’Ansia è il risultato di un conflitto psichico tra desideri inconsci sessuali o aggressivi provenienti dall’Es e le corrispondenti minacce di punizione da parte del Super-Io. L’ansia, quindi, è un segnale della presenza di un pericolo nell’inconscio. In risposta a questo segnale, l’Io mobilità dei meccanismi di difesa per impedire che pensieri e sentimenti inaccettabili giungano alla consapevolezza cosciente.

Se il segnale d’ansia non riesce ad attivare adeguatamente le risorse difensive dell’Io, allora l’ansia sarà più intensa e persistente o si potranno presentare altri sintomi nevrotici.

Un desiderio istintuale o un impulso rimosso può, quindi, manifestarsi sotto forma di sintomo. A seconda delle operazioni difensive che l’Io ha messo in atto e delle manifestazioni sintomatiche, la nevrosi che ne consegue, può assumere la forma di un pensiero ossessivo, di un rituale compulsivo, di una paralisi isterica o di un evitamento fobico.

Per il modello comportamentista il comportamento patologico e le reazioni affettive negative del soggetto, cioè l’ansia, sono appresi, sono un  adattamento non adeguato e un condizionamento sociale.

Per il modello cognitivista è una forma di reazione alle modalità di attaccamento e separazione.

Attualmente le Nevrosi sono state divise in tre categorie di Disturbi: Disturbi d’Ansia, Disturbo Somatoformi  e Disturbi Dissociativi.

Questa suddivisione delle Nevrosi incoraggia i medici a vedere l’Ansia come una malattia e non come un sintomo di un conflitto inconscio.

In molti casi i pazienti che presentano tale disturbo non hanno alcuna idea riguardo a ciò che li rende ansiosi. In altri casi l’ansia può essere collegata a una paura cosciente, accettabile, che maschera una preoccupazione più profonda, meno accettabile. 

Il compito del clinico è di comprendere le origini inconsce di tale ansia che possono andare dai sensi di colpa o tormenti della coscienza, perché non si conduce una vita all’altezza di uno standard interno di comportamento morale; oppure ci può essere alla base una paura di perdere o avere un danno potenziale da parte di una figura genitoriale; oppure la paura di perdere un amore o l’approvazione di un altro significativo, arrivando alla paura di perdere, non solo l’amore, ma proprio la persona amata, provocando un’Ansia di Separazione. Paure ancora più profonde possono essere quelle persecutorie e di perdere il proprio senso di Sè. Tutte queste cause sono inconsapevoli.

Ciascun individuo avrà una miscela di ansie unica e caratteristica. 

Il clinico deve essere creativo nel comprendere le specifiche paure di ogni singolo paziente e la loro origine.

Infine, molte ricerche empiriche collegano lo sviluppo di alcune forme di ansia a meccanismi biologici, tuttavia il rischio è quello di ridurre tutto alla biologia nella comprensione dell’ansia. Vi sono altrettante ricerche, però, che evidenziano che i trattamenti psicoterapeutici possono avere effetti significativi sul funzionamento cerebrale e possono pertanto influenzare i meccanismi biologici che sono alla base dell’ansia.

Nel Considerare l’ansia come una malattia invece che come un sintomo di un conflitto inconscio, la viviamo come un problema da cancellare con gli psicofarmaci, illudendoci che con il tempo passerà. Questo atteggiamento, non permette alla nostra psiche di espandersi ed evolvere, strutturando un Io con una maggiore padronanza sull’ansia che può avere una funzione molto importante: quella adattativa.

Con la terapia Sistemico Relazionale e un approccio integrato strategico, il paziente può essere aiutato ad uscire dai circoli viziosi, creati dal paziente stesso, per fronteggiare ed evitare il disturbo. Questo approccio permette di contrastare immediatamente il disturbo e generare delle strategie più adattative rispetto a quelle messe in atto dal paziente, che invece cronicizzano ed aggravano il disturbo stesso. Il paziente, grazie a questo tipo di percorso, potrà cominciare a vedere in maniera diversa il disturbo e riuscire maggiormente a controllarlo. Contemporaneamente,  si procederà ad una indagine più approfondita per cercare di individuare il conflitto inconscio sottostante il disturbo, per una risoluzione definitiva.